Un cielo di seta percettibile

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Nel sussurro del respiro
cerco il sonno, in posizione fetale
nella curva di un corpo indifeso.
Con le braccia strette e le mani nel palmo
dove ha un calore la vita. Quale nome darò
alle cose belle! Sogni, luce, mete, Dio.
Chissà che nome avranno i percorsi tortuosi
le rocce dove s’infrange il mare, o
i disincanti degli occhi sbarrati, la meraviglia.
Cercare la realtà fa paura, il controsenso
intreccia l’occasione per una menzogna
e si frantuma tutto cercandone il vero.
È una strada veloce, la quiete, viene a me
ad affievolire un cielo di seta percettibile
tra le linee astratte di una preghiera
dove rifuggo per ricercare il sonno
e una parola tra le ciglia che resta impigliata
nel dormiveglia, di una poesia

Gli estremi ricondurranno a noi

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In qualunque tempo, quando la mia voce
sosterrà amore, non sarà un aprire bocca
né un gioco delle parti alla distanza tollerante dell’ingegno
ma la speranza di varcare la soglia dannata
di un destino obliquo, da correggere
sporcato dal tempo, e dai pregiudizi
ammuffito nelle bocche, stropicciato nelle tasche.
Gli estremi ricondurranno a noi, e alla vita
quando sarà l’esistenza a sfondare i tempi stretti
scegliendo le nostre possibilità
per liberarci dei vermi assillanti nella testa
fuori dai percorsi tutti uguali, tra l’asfalto
il cemento delle case, il superfluo delle cose.
Lasceremo gli occhi sparpagliati del mondo
in equilibrio, tra sé e la larghezza dei nostri passi
portandoci via solo la pienezza
ché nel mio tempo manca qualcosa
e non capisco.
Sarà delirio, l’ideazione dei giorni uguali
dove resterò inquieta, in un argine, appesa alle tue ali
vicina alla libertà, così bianca, così felice, così fragile
così, forte. Tutta la nostra vita in un attimo, tutta insieme
prima di esistere, prima di morire.

E sarà per sempre

Nei vicoli malsani dell’amore

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Fare strada
alle inclinazioni delle forzate linee di demarcazione
dove il perdono è un pendolo che non sa prendere tempo
e la disperazione tra le ore resta cenere
e seppellisce il fuoco, dove
l’ingenuità viaggia su traiettorie tribordi, stupidamente
senza l’artificio di un dio che sfoggia le sue ragioni
adagiate, nel ventre vuoto del mio volo e le sue ali.
Se solo pensassi di poter essere compresa, invocherei il perdono
ricalcitrante e impetuosa, come acqua, purezza delle origini.
E non ritornerei io, nei vicoli malsani dell’amore
non se sapessi di essere guarita dalla pienezza
ché la mia vita preme e divora, scalpita, e trema
tra le ossa e l’obbrobrio delle mie paure. La magia
ha un posto, tra i fedeli e le folle, sciupa l’azzurro
la luce, se capovolge i visi per ricompensarne il pianto
l’incanto dei cristalli, commuove. Mi ritrovo, e mi perdo
ogni volta, ogni volta che muoio, ferendomi di te, e mi tradisco.
Ferendomi di me, se m’annullo. E non torno.
E non penso. E non resto

LA CANTAUTRICE GROTTAGLIESE LOVAIN ALLA FINALE DI MUSICULTURA 2017: AIUTIAMOLA A VINCERE… BASTA UN CLICK!

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Sono iniziate le votazioni online, tramite Facebook, per scegliere i vincitori del Festival musicale Musicultura 2017. 

A contendersi i primi due posti, tra i finalisti, c’è anche la grottagliese Lorena Pizzoleo, in arte Lovain, con la canzone “1, 2, 3”, unica pugliese riuscita ad arrivare alle finali. Per votare, basta andare sul link http://bit.ly/Voto_Musicultura2017, raggiungere il riquadro di Lovain e cliccare sul tasto “Vota!”.

Le votazioni sono aperte fino al 18 maggio. I due più votati entrano di diritto nella rosa degli otto vincitori, che… Continua 🙂 clicca qui

LOVAIN

L’ora del rispetto 

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Aiutatemi, vi prego. Lo so. Mi ama.
Un giorno come tanti, e ora, ancora
noi due, tra sogni e sole, che ridevamo forte
diceva: nessun’altra. Mi chiamava … amore.
Mi sono persa. E l’adoravo
anche dopo, quando mi picchiava.
Aiutatemi, vi prego, lui, lui mi ama.
Ed ero sua, sua e di nessuno. Ero una cosa
la sua cosa, cosa…
Cosa.
E vorrei dire basta, è la mia vita.
Aiutatemi, vi prego. Lo so. Mi ama.
Impedite, le percosse, e dopo
e ora. Aiutatemi, vi prego. Lo so, mi ama.

Qualcuno avrà ascoltato forse quell’urlo
ma il modo accanto è sordo
o ha paura. Ed io che non dissi
ché una parola
soffocata in gola poi, non usciva. Qualcuno
avrà ascoltato, ma No. Non ora.
C’è sangue dappertutto. Lo so mi ama.
È sangue, mani, braccia, la mia difesa.
Lui non si ferma. Non si frenava.
Fa male, male, male, fa tanto male.
C’è buio, è buio. Resto
senza pensiero  – Aiuto. E aiuto.
Aiutatemi, vi prego. Non ho più fiato.
Sono sola. Solo una cosa. Sono quiete.
Ha ripulito tutto, il corpo, il mio respiro.
È freddo questo marmo. Fa freddo, freddo. Freddo.
S’è spenta ogni luce, c’è tanta pace.
Adesso ha tutto. Fate silenzio. È l’ora del rispetto.

Riposo