Il bianco il nero

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Non ha posizione la notte
vibrazione o cordoglio
un posto stanco
dove non cova più vita.
E tu nascesti tra i rovi
delle foreste ombrose
in valli scoscese, tenebre e foglie
dove l’autunno incombeva scalzo
nelle cortecce odorose di bosco
dove rifuggi il dolore, ancora adesso.
Hai retratto le mani, riposto sogni
nessun ramo è saldo
v’è un tappeto rossastro
che ricopre la terra
il vento sibila ancora
sbilenco, fra capelli arruffati
e la malinconia degli occhi.
Solo i solchi sul viso trattieni
di un tempo andato
che scivola lento e più lento
– una moviola, pellicola spenta
il bianco il nero, graffi di una vita
come fiamma di candela in fine
tremula, svanisce. Svanisci

#GC

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Quando i ricordi si schiudono tra le palpebre

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Sono stralci di esistenza
piccoli rintocchi
rigirati tra i pollici in pena
che restano là attaccati alla tua vita
sorpresi tra i respiri
“quando i ricordi si schiudono tra le palpebre”
e il cuore vibra, come un tramonto
che aspetta la sua alba. Pazientemente

#GC

Doveva andare così

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Non vibrano le parole –Amore mio
Il coraggio si trascina nelle vene
e la mia voce, muore come una eco lontana
impastando un nome nelle notti
-immensa solitudine, respiro.
Doveva andare così.
Il mondo a pezzi, il cuore, a pezzi.
Costruisce il suo regno l’abbandono
con le fondamenta scavate a mani nude
si veste e s’innamora ogni volta
stringerndo a sé le lacrime
per non lasciarsi sfuggire
sotto il costato, dove accelera un battito
l’emozione che giunge in gola
soffocando l’urlo, soffocando me

Fuori

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Ho universi rinfrancati da un dio
quando rinchiudo la solitudine
e m’accosto nell’angolo
ad ascoltare il rumore del silenzio
mentre il mondo s’affanna, fuori
tra guerre e distruzioni
a sgomitarsi i telegiornali
per rubare uno scoop
e mostrare la morte

#GC

La dignità ha quattro soldi gli stessi per restare schiavo

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Dovresti stare al largo
dove la vista trema, diviene sale
e brucia, come ferita.
E c’è l’attesa e la speranza di un’altra vita
la gioia dell’approdo – la donna incinta
i bimbi in braccio. E l’uomo stanco.
Non è la prima volta, dell’accoglienza
carne e sangue, menti e fame, e morte.
Ancora. Fugge lo schiavo
col fiato corto, cerca il respiro
da terra in terra, tra l’albe e la conchiglia
che schiude lenta, “la dignità ha quattro soldi
gli stessi per restare schiavo” un’altra guerra.
Il tempo ha un nodo stretto
che scorre un altro nodo. Il cappio.
Andiamo, altra moneta
se viene testa basta, un’altra meta
e un’altra croce
#GC

Respiro

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È sincrono
il penzolare delle mie braccia
perpendicolari
come il battere del tempo d’un vecchio pendolo
sospingono un vuoto, guardano in basso.
Le scarpe
senz’anima strisciano polveri attempate
l’impronte
che non volgo il capo a contemplare
segnano la piena di una vita
sfociare in un mare in tempesta.
Ne ricordo le ombre
ne ricordo la paura.
“Senza passato non ci sarà futuro”
scorrono svelte l’ore adesso
c’è la fretta del rintocco
– respiro…
Lo tengo stretto il mio tempo
“non ha scadenza né preavviso”
ho tante cose da fare
ho troppe cose incompiute.
Rintoccano le campane. Ancora, ancora.
Cammino. Ho sete

#GC