Nei vicoli malsani dell’amore

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Fare strada
alle inclinazioni delle forzate linee di demarcazione
dove il perdono è un pendolo che non sa prendere tempo
e la disperazione tra le ore resta cenere
e seppellisce il fuoco, dove
l’ingenuità viaggia su traiettorie tribordi, stupidamente
senza l’artificio di un dio che sfoggia le sue ragioni
adagiate, nel ventre vuoto del mio volo e le sue ali.
Se solo pensassi di poter essere compresa, invocherei il perdono
ricalcitrante e impetuosa, come acqua, purezza delle origini.
E non ritornerei io, nei vicoli malsani dell’amore
non se sapessi di essere guarita dalla pienezza
ché la mia vita preme e divora, scalpita, e trema
tra le ossa e l’obbrobrio delle mie paure. La magia
ha un posto, tra i fedeli e le folle, sciupa l’azzurro
la luce, se capovolge i visi per ricompensarne il pianto
l’incanto dei cristalli, commuove. Mi ritrovo, e mi perdo
ogni volta, ogni volta che muoio, ferendomi di te, e mi tradisco.
Ferendomi di me, se m’annullo. E non torno.
E non penso. E non resto

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